Tutto cominciò l’8 marzo nel lontano 1991.

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Oggi vi racconterò una storia, l’inizio di un percorso che abbiamo fatto insieme io e Fabrizio e se oggi sono qui ad occuparmi dell’Associazione Italiana Còrea di Huntington e dell’Associazione Fabrizio Bellocchio, dedicata a lui e, ho potuto organizzare la mia vita nel sociale, lo devo ad un 8 marzo di un po’ di anni fa.
Ma per poter capire il mio piccolo racconto è necessario che vi spieghi due semplici cose. Negli anni ’70 facevo parte del Collettivo Casalinghe del Movimento delle Donne e frequentavo la Casa delle Donne in Via del Governo Vecchio. Sono stati anni molto intensi e vissuti che ho potuto vivere pienamente grazie anche alla complicità di Giovanni mio marito che mi sosteneva in tutto.
Ma ad un certo punto la mia vita è cambiata, a causa della malattia dei miei figli ho dovuto dedicarmi ad altro ed è questa la ragione per cui un giorno, esattamente il 7 marzo Fabrizio mio figlio ed io, ci siamo interrogati sulla festa della donna che si sarebbe festeggiata il giorno dopo. Ci sembrava assurdo che questo giorno così importante, dopo che per anni le donne avevano combattuto per i propri diritti ed emancipazione, si fosse trasformato in un giorno di festa molto qualunquista.
Ci siamo interrogati ed abbiamo preso una decisione: scrivere sul tema una lettera a tutte le donne del palazzo ed aspettare. Infatti scrissi la lettera in tante copie con una vecchia macchina da scrivere che avevo e la mattina dell’8 marzo depositai sotto la porta di tutti i condomini, 39 lettere, proponendo di incontrarci il pomeriggio, di cercare di organizzare qualcosa insieme, di scambiarci idee, progetti. Tutto in poche righe ed aspettammo.
La prima telefonata arrivò dopo pochi minuti e fu un tutt’uno. Le donne del condominio rispondevano entusiaste al nostro invito ad incontrarci e di parlare del ruolo della donna nella società e di mettere a frutto le nostre capacità e competenze per testimoniare concretamente l’esigenza di un rinnovato impegno pubblico e privato. Così nacque l’idea di un giornale di quartiere che uscì nello stesso mese. Quattro fogli scritti a macchina e fotocopiati ma quel piccolo giornale, “Il Caleidoscopio Nato per non essere solo” e nato l’8 marzo del 1991, è stato pubblicato ogni mese, per 9 lunghi, bellissimi anni ed è andato avanti aiutando Fabrizio e me ad uscire da quelle mura che era la nostra casa, la nostra prigione dorata come la chiamavamo noi.
Il nostro giornale in breve tempo ha catalizzato la sensibile attenzione e l’impegno di quanti rappresentanti del mondo politico, sociale e culturale, sotto l’occhio attento e vigile di Fabrizio che nel frattempo ne era diventato il Direttore responsabile, hanno voluto contribuire a mantenere vivo il nostro cammino verso una maggiore consapevolezza del diritto di cittadinanza delle donne e dei cittadini in generale.
E’ con grande piacere che desidero ricordare fra gli altri il giornalista Franco Poggianti, il Sen. Francesco Rutelli, Chiara Ingrao, il Prof. Louis Godart, l’Associazione per la Pace, Legambiente, Greenpeace, le Acli e tanti altri esponenti della società civile.
Quegli articoli che mensilmente sono apparsi sulle pagine de Il Caleidoscopio ricchi di informazione, politica, temi sociali, culturali e consigli, hanno abbattuto il muro di indifferenza e di isolamento che circondava la nostra vita e ha aperto la strada a Fabrizio e a me che ci ha portato ad operare per gli altri.

Oggi un numero di quel giornale lo si può leggere nella Sala Fabrizio Bellocchio e stiamo realizzando una raccolta di tutti i numeri usciti, esattamente 100 numeri, distribuiti in diversi volumi che l’associazione Fabrizio Bellocchio Onlus donerà alla Biblioteca Mediateca.
Tutto cominciò l’8 marzo nel lontano 1991.

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